segnalo questo interessante articolo di Flavia Amabile su la Stampa dalla lettura del quale scopro che esiste un altro - verrebbe da dire l'ennesimo ndr - malcostume nelle istituzioni italiane.
con questa logica da mercato rionale di provincia bulgara che caratterizza le deliranti iniziative di un governo di cialtroni, intrallazzoni e incapaci di gestire la cosa pubblica, i fondi per l'istruzione vengono dirottati altrove - chissà, magari per costruire nuovi centri benessere dove i nostri prodi gestori abbiano modo di ritemprare le stanche membra ndr - e ci troviamo di fronte alla nascita di iniziative da parte dei dirigenti delle scuole dell'obbligo che fanno dubitare che qualcuno dei signori responsabili abbia cognizione dell’articolo 34 della Costituzione.
che detta, integralmente:
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La scuola è aperta a tutti.
L'istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita.
I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi.
La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso.
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certi che i direttori delle scuole elementari e medie del BelPaese abbiano letto e capito il significato delle parole "obbligatoria" e "gratuita" - in caso contrario qualora i dizionari fossero troppo complicati per i vostri stanchi cervelli, scrivetemi pure e vi deluciderò sull'etimologia dei lemmi ndr - non si può che leggere inorriditi di direzioni scolastiche che non consegnano le pagelle degli alunni ai genitori che non pagano il "contributo volontario" - trasformandolo di fatto da volontario a obbligatorio.
la giustificazione di tale prevaricazione sarà pure la mancanza di fondi ma che invece di protestare con il governo si rivalgano sui cittadini è incredibile.
ci sono gli estremi per considerare queste operazioni come abusi di ufficio, credo..
un paese allo sfascio.
che mortifica il sistema educativo come se non fosse proprio l'educazione dei cittadini la garanzia del rispetto delle Istituzioni e della Società.
e mi raccomando, il 28, confermate il vostro gradimento per la rovina in cui langue il paese votando chi lo ha gestito come se fosse cosa propria e se dovesse finire tutto nel 2012.
mah..
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qui il link per l'articolo di Flavia Amabile su La Stampa on line
domenica 7 marzo 2010
sabato 6 marzo 2010
venerdì 26 febbraio 2010
manifesto per la libertà del pensiero economico
ho appena trovato questo sito di economia.
www.sbilanciamoci.info.
navigando nel sito, a cui collaborano professori universitari (anche della nostra università), economisti esperti del settore, studenti e chi si interessa alla questione, ho scoperto un'idea etica dell'economia che mi interessa e sono d'accordo con la richiesta di un'economia attenta alla sostenibilità dello sviluppo, che già esiste concettualmente e che dovrà essere utilizzata perché quella che ha governato i sistemi economici finora e che basa tutto sul mercato non ha funzionato.
Negli ultimi anni abbiamo dovuto riscontrare che il mercato non può essere lasciato solo perché gli speculatori non si fermano davanti a nulla per il vantaggio di pochi.
Mentre il concetto di sviluppo nella civiltà deve intendere una crescita collettiva, integrazione, interazione, sostenibilità.
Non frammentazione di interessi piegati alla finanza.
la logica del consumo non ha futuro se vogliamo avere un futuro.
senza per forza essere degli economisti e quindi senza bisogno di aver delle conoscenze specifiche nel campo, potete rendervi conto da soli leggendo questo appello che ho trovato "linkato" nel sito e che mi sembra raccolga molte delle tematiche che sono nel sito.
in fondo ho inserito anche il link per firmare la petizione legata all'appello dell'economista Sylos Labini
ad maiora
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03/02/2010
sbilanciamoci.info aderisce al "manifesto per la libertà del pensiero economico", lanciato dall'Associazione Paolo Sylos Labini.
Ecco il testo dell'appello
1. La teoria dominante è in crisi
Oggi dopo anni di atrofizzazione si affaccia un nuovo sentire al quale la scienza economica deve saper dare una risposta. La crisi globale in atto segna un punto di svolta epocale. Come in tanti hanno rilevato, oggi entrano in crisi le teorie economiche dominanti e il fondamentalismo liberista che da esse traeva legittimazione e vigore. Queste teorie non avevano colto la fragilità del regime di accumulazione neoliberista. Esse hanno anzi partecipato alla edificazione di quel regime, favorendo la finanziarizzazione dell’economia, la liberalizzazione dei mercati finanziari, il deterioramento delle tutele e delle condizioni di lavoro, un drastico peggioramento nella distribuzione dei redditi e l’aggravarsi dei problemi di domanda. In tal modo esse hanno contribuito a determinare le condizioni della crisi. E’ necessario ricondurre l’economia ai fondamenti etici che avevano ispirato il pensiero dei classici.
2. E’ urgente riaprire il dibattito economico
E’ urgente riaprire il dibattito sulle fondamenta delle diverse impostazioni teoriche presenti nel campo economico. Occorre respingere l’idea – una giustificazione di comodo per tanti economisti e commentatori economici mainstream – che esista una sola verità nella scienza economica. Occorre dare spazio alle teorie alternative – keynesiana, classica, istituzionalista, evolutiva, storico-critica nella ricchezza delle loro varianti – nell’insegnamento e nella ricerca. Occorre adeguare ai tempi i nostri strumenti, assumendo l’analisi di genere nei nostri studi. E’ necessario dare “diritto di tribuna” ad ogni nuova idea economica nel segno della libertà e del libero confronto. Le concentrazioni di potere (nelle università, nei centri di ricerca nazionali e internazionali, nelle istituzioni economiche nazionali e internazionali, nei media), come quelle che hanno favorito nella fase più recente l’accettazione acritica del fondamentalismo liberista, debbono essere combattute.
3. Un’economia al servizio delle persone
La scienza economica dev’essere intesa in modo ampio, senza definizioni unilaterali e con piena apertura all’interscambio con le altre scienze sociali. L’obiettivo della ricerca dovrebbe consistere nella comprensione della realtà sociale che ci circonda, come premessa per scelte politiche dirette a migliorare la condizione di vita delle persone e il bene comune.
4. Un metodo non più fine a se stesso
A questo fine va indirizzato l’utilizzo delle tecniche disponibili, dall’analisi storiografica a quella econometrica, dall’analisi delle istituzioni alla costruzione di modelli matematici, senza preclusione verso alcuna tecnica ma allo stesso tempo senza che la raffinatezza tecnica dell’analisi divenga un obiettivo autoreferenziale, fonte di conformismo e di appiattimento nella formazione delle giovani leve di economisti. Per questo, va favorito un confronto critico tra impostazioni e analisi diverse.
5. Una nuova agenda
Suggeriamo cinque temi – su cui promuovere studi e iniziative – che ci sembrano di particolare rilievo nella fase attuale:
a. Mercato, stato e società. Dopo decenni in cui il mercato e la sua presunta “mano invisibile” hanno invaso gli spazi dell’azione pubblica e delle relazioni sociali, è necessario pensare nuove forme di integrazione tra mercato, stato e società, con attenzione per i temi della democrazia, della giustizia, dell’etica, in un quadro di sostenibilità ambientale dello sviluppo;
b. Una globalizzazione dal volto umano. Dopo una mondializzazione dei mercati trainata dalla finanza e priva di regole, è necessario pensare a un’integrazione internazionale tra i popoli che sia democraticamente governata, che alimenti i flussi di conoscenze e di persone accanto a quelli di merci, e che promuova la cooperazione sociale anziché la feroce competizione globale.
c. Un nuovo umanesimo del lavoro. E’ necessario ripensare il ruolo del lavoro nelle società moderne, come fonte di reddito dignitoso per tutti, di conoscenze, di relazioni sociali e come strumento di formazione ed emancipazione civile dei cittadini.
d. La riduzione delle disuguaglianze. Le differenze di reddito e di potere, tra paesi e – al loro interno – tra gruppi sociali e persone sono cresciute in modo inaccettabile ed è necessario quindi pensare ad un modello di organizzazione delle relazioni che punti realmente a ridurre le disuguaglianze sociali, territoriali, tra uomini e donne e tra le singole persone. Questo è necessario anche per individuare una credibile via d’uscita dalla crisi, che richiede un rilancio dei consumi individuali e collettivi e degli investimenti pubblici, e l’emergere di una nuova domanda da parte di paesi e gruppi che in passato erano rimasti al margine dello sviluppo e del benessere sociale.
Senza tali cambiamenti il rischio concreto è che si punti a ripristinare il regime di accumulazione neoliberista fondato sulla speculazione finanziaria, e che si alimentino per questa via crisi ulteriori ed ancora più gravi dell’attuale.
e. Uno sviluppo più equilibrato. Va favorita la transizione da una crescita quantitativa senza limiti verso uno sviluppo più equilibrato basato sulla qualità. Occorre impegnarsi per costruire degli indici alternativi al prodotto interno lordo che è inservibile e fuorviante dal momento che non riesce a rappresentare diverse attività economiche, i costi ambientali e il reale benessere della popolazione.
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qui il link per il sito sbilanciamoci.info
qui il link per firmare la petizione per l'appello per la libertà del pensiero economico dal sito di Paolo Sylos Labini
www.sbilanciamoci.info.
navigando nel sito, a cui collaborano professori universitari (anche della nostra università), economisti esperti del settore, studenti e chi si interessa alla questione, ho scoperto un'idea etica dell'economia che mi interessa e sono d'accordo con la richiesta di un'economia attenta alla sostenibilità dello sviluppo, che già esiste concettualmente e che dovrà essere utilizzata perché quella che ha governato i sistemi economici finora e che basa tutto sul mercato non ha funzionato.
Negli ultimi anni abbiamo dovuto riscontrare che il mercato non può essere lasciato solo perché gli speculatori non si fermano davanti a nulla per il vantaggio di pochi.
Mentre il concetto di sviluppo nella civiltà deve intendere una crescita collettiva, integrazione, interazione, sostenibilità.
Non frammentazione di interessi piegati alla finanza.
la logica del consumo non ha futuro se vogliamo avere un futuro.
senza per forza essere degli economisti e quindi senza bisogno di aver delle conoscenze specifiche nel campo, potete rendervi conto da soli leggendo questo appello che ho trovato "linkato" nel sito e che mi sembra raccolga molte delle tematiche che sono nel sito.
in fondo ho inserito anche il link per firmare la petizione legata all'appello dell'economista Sylos Labini
ad maiora
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03/02/2010
sbilanciamoci.info aderisce al "manifesto per la libertà del pensiero economico", lanciato dall'Associazione Paolo Sylos Labini.
Ecco il testo dell'appello
1. La teoria dominante è in crisi
Oggi dopo anni di atrofizzazione si affaccia un nuovo sentire al quale la scienza economica deve saper dare una risposta. La crisi globale in atto segna un punto di svolta epocale. Come in tanti hanno rilevato, oggi entrano in crisi le teorie economiche dominanti e il fondamentalismo liberista che da esse traeva legittimazione e vigore. Queste teorie non avevano colto la fragilità del regime di accumulazione neoliberista. Esse hanno anzi partecipato alla edificazione di quel regime, favorendo la finanziarizzazione dell’economia, la liberalizzazione dei mercati finanziari, il deterioramento delle tutele e delle condizioni di lavoro, un drastico peggioramento nella distribuzione dei redditi e l’aggravarsi dei problemi di domanda. In tal modo esse hanno contribuito a determinare le condizioni della crisi. E’ necessario ricondurre l’economia ai fondamenti etici che avevano ispirato il pensiero dei classici.
2. E’ urgente riaprire il dibattito economico
E’ urgente riaprire il dibattito sulle fondamenta delle diverse impostazioni teoriche presenti nel campo economico. Occorre respingere l’idea – una giustificazione di comodo per tanti economisti e commentatori economici mainstream – che esista una sola verità nella scienza economica. Occorre dare spazio alle teorie alternative – keynesiana, classica, istituzionalista, evolutiva, storico-critica nella ricchezza delle loro varianti – nell’insegnamento e nella ricerca. Occorre adeguare ai tempi i nostri strumenti, assumendo l’analisi di genere nei nostri studi. E’ necessario dare “diritto di tribuna” ad ogni nuova idea economica nel segno della libertà e del libero confronto. Le concentrazioni di potere (nelle università, nei centri di ricerca nazionali e internazionali, nelle istituzioni economiche nazionali e internazionali, nei media), come quelle che hanno favorito nella fase più recente l’accettazione acritica del fondamentalismo liberista, debbono essere combattute.
3. Un’economia al servizio delle persone
La scienza economica dev’essere intesa in modo ampio, senza definizioni unilaterali e con piena apertura all’interscambio con le altre scienze sociali. L’obiettivo della ricerca dovrebbe consistere nella comprensione della realtà sociale che ci circonda, come premessa per scelte politiche dirette a migliorare la condizione di vita delle persone e il bene comune.
4. Un metodo non più fine a se stesso
A questo fine va indirizzato l’utilizzo delle tecniche disponibili, dall’analisi storiografica a quella econometrica, dall’analisi delle istituzioni alla costruzione di modelli matematici, senza preclusione verso alcuna tecnica ma allo stesso tempo senza che la raffinatezza tecnica dell’analisi divenga un obiettivo autoreferenziale, fonte di conformismo e di appiattimento nella formazione delle giovani leve di economisti. Per questo, va favorito un confronto critico tra impostazioni e analisi diverse.
5. Una nuova agenda
Suggeriamo cinque temi – su cui promuovere studi e iniziative – che ci sembrano di particolare rilievo nella fase attuale:
a. Mercato, stato e società. Dopo decenni in cui il mercato e la sua presunta “mano invisibile” hanno invaso gli spazi dell’azione pubblica e delle relazioni sociali, è necessario pensare nuove forme di integrazione tra mercato, stato e società, con attenzione per i temi della democrazia, della giustizia, dell’etica, in un quadro di sostenibilità ambientale dello sviluppo;
b. Una globalizzazione dal volto umano. Dopo una mondializzazione dei mercati trainata dalla finanza e priva di regole, è necessario pensare a un’integrazione internazionale tra i popoli che sia democraticamente governata, che alimenti i flussi di conoscenze e di persone accanto a quelli di merci, e che promuova la cooperazione sociale anziché la feroce competizione globale.
c. Un nuovo umanesimo del lavoro. E’ necessario ripensare il ruolo del lavoro nelle società moderne, come fonte di reddito dignitoso per tutti, di conoscenze, di relazioni sociali e come strumento di formazione ed emancipazione civile dei cittadini.
d. La riduzione delle disuguaglianze. Le differenze di reddito e di potere, tra paesi e – al loro interno – tra gruppi sociali e persone sono cresciute in modo inaccettabile ed è necessario quindi pensare ad un modello di organizzazione delle relazioni che punti realmente a ridurre le disuguaglianze sociali, territoriali, tra uomini e donne e tra le singole persone. Questo è necessario anche per individuare una credibile via d’uscita dalla crisi, che richiede un rilancio dei consumi individuali e collettivi e degli investimenti pubblici, e l’emergere di una nuova domanda da parte di paesi e gruppi che in passato erano rimasti al margine dello sviluppo e del benessere sociale.
Senza tali cambiamenti il rischio concreto è che si punti a ripristinare il regime di accumulazione neoliberista fondato sulla speculazione finanziaria, e che si alimentino per questa via crisi ulteriori ed ancora più gravi dell’attuale.
e. Uno sviluppo più equilibrato. Va favorita la transizione da una crescita quantitativa senza limiti verso uno sviluppo più equilibrato basato sulla qualità. Occorre impegnarsi per costruire degli indici alternativi al prodotto interno lordo che è inservibile e fuorviante dal momento che non riesce a rappresentare diverse attività economiche, i costi ambientali e il reale benessere della popolazione.
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qui il link per il sito sbilanciamoci.info
qui il link per firmare la petizione per l'appello per la libertà del pensiero economico dal sito di Paolo Sylos Labini
domenica 14 febbraio 2010
Università, immatricolazioni in calo
calo delle iscrizioni all'Università del BelPaese - fanno eccezione gli atenei del Nord, ma anche qui seguiremo il trend, probabilmente presto.
la diminuzione è cominciata nel 2008 e con quest'anno si registra una diminuzione degli iscritti del 5%.
L'aumento delle tasse di iscrizione (la media nel 2007/2008 era di 870 € l'anno ora diventate 1000. e la fascia più numerosa paga tra i 1000 e i 1500 € l'anno) di certo aiuta la fuga.
senza contare le spese per i libri, il materiale didattico, l'affitto e le spese di trasporto per coloro che vivono fuori sede..
inoltre ad esempio nella nostra facoltà, l'abolizione delle finestre esami di Aprile e di Novembre sembra fatta apposta per eliminare gli studenti lavoratori.
una università per ricchi.
giusto quello che la scuola non dovrebbe diventare mai in uno stato democratico quale sembrerebbe essere l'Italia leggendo la Costituzione.
senza dimenticare la sfiducia generalizzata in un futuro che sembra essere riservato non a chi ha meriti ma a chi ha relazioni.
il Paese crolla e non riusciamo a reagire.
prevedo futuri grigissimi per il nostro paese..
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qui il link per la versione web della notizia da la Repubblica on line
la diminuzione è cominciata nel 2008 e con quest'anno si registra una diminuzione degli iscritti del 5%.
L'aumento delle tasse di iscrizione (la media nel 2007/2008 era di 870 € l'anno ora diventate 1000. e la fascia più numerosa paga tra i 1000 e i 1500 € l'anno) di certo aiuta la fuga.
senza contare le spese per i libri, il materiale didattico, l'affitto e le spese di trasporto per coloro che vivono fuori sede..
inoltre ad esempio nella nostra facoltà, l'abolizione delle finestre esami di Aprile e di Novembre sembra fatta apposta per eliminare gli studenti lavoratori.
una università per ricchi.
giusto quello che la scuola non dovrebbe diventare mai in uno stato democratico quale sembrerebbe essere l'Italia leggendo la Costituzione.
senza dimenticare la sfiducia generalizzata in un futuro che sembra essere riservato non a chi ha meriti ma a chi ha relazioni.
il Paese crolla e non riusciamo a reagire.
prevedo futuri grigissimi per il nostro paese..
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qui il link per la versione web della notizia da la Repubblica on line
lunedì 30 novembre 2009
"Figlio mio, lascia questo Paese"
riporto parte della lettera che Guido Carli, direttore generale della Libera Università Internazionale degli studi sociali (Luiss).
tristemente realistica..
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LA LETTERA. Il direttore generale della Luiss
avremmo voluto che l'Italia fosse diversa e abbiamo fallito
"Figlio mio, lascia questo Paese"
di PIER LUIGI CELLI
Figlio mio, stai per finire la tua Università; sei stato bravo. Non ho rimproveri da farti. Finisci in tempo e bene: molto più di quello che tua madre e io ci aspettassimo. È per questo che ti parlo con amarezza, pensando a quello che ora ti aspetta. Questo Paese, il tuo Paese, non è più un posto in cui sia possibile stare con orgoglio.
Puoi solo immaginare la sofferenza con cui ti dico queste cose e la preoccupazione per un futuro che finirà con lo spezzare le dolci consuetudini del nostro vivere uniti, come è avvenuto per tutti questi lunghi anni. Ma non posso, onestamente...
continua
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qui la versione integrale della lettera del direttore generale della Luiss da la Repubblica on line
tristemente realistica..
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LA LETTERA. Il direttore generale della Luiss
avremmo voluto che l'Italia fosse diversa e abbiamo fallito
"Figlio mio, lascia questo Paese"
di PIER LUIGI CELLI
Figlio mio, stai per finire la tua Università; sei stato bravo. Non ho rimproveri da farti. Finisci in tempo e bene: molto più di quello che tua madre e io ci aspettassimo. È per questo che ti parlo con amarezza, pensando a quello che ora ti aspetta. Questo Paese, il tuo Paese, non è più un posto in cui sia possibile stare con orgoglio.
Puoi solo immaginare la sofferenza con cui ti dico queste cose e la preoccupazione per un futuro che finirà con lo spezzare le dolci consuetudini del nostro vivere uniti, come è avvenuto per tutti questi lunghi anni. Ma non posso, onestamente...
continua
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qui la versione integrale della lettera del direttore generale della Luiss da la Repubblica on line
sabato 28 novembre 2009
Zero esami..
le percentuali sono parecchio basse.
tra i fuori corso parecchi non danno nemmeno un esame l'anno.
uno su cinque, statisticamente.
e la riforma li vuole eliminare per non abbassare la "produttività" dell'Ateneo.
ecc ecc
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qui il link per la versione web dell'articolo da La Stampa on line
tra i fuori corso parecchi non danno nemmeno un esame l'anno.
uno su cinque, statisticamente.
e la riforma li vuole eliminare per non abbassare la "produttività" dell'Ateneo.
ecc ecc
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qui il link per la versione web dell'articolo da La Stampa on line
sabato 21 novembre 2009
proteste contro la Gelmini
qui trovate il link per l'articolo da l'Unità on line nel quale le proposte ormai legge del governo e del ministro in particolare vengono giustamente criticate.
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